Ritratto a matita di Nichi Vendola di Sinistra Ecologia e Libertà

Ritratto a matita di Nichi Vendola di Sinistra Ecologia e LibertàNicola Vendola, detto Nichi (Bari, 26 agosto 1958), è un politico italiano. Presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, è presidente della Regione Puglia dall'aprile 2005. Terzogenito di due fratelli e una sorella, Vendola cresce a Terlizzi col padre impiegato alle poste e la madre casalinga. Il diminutivo Nichi gli venne dato dai genitori in omaggio all'ex leader sovietico Nikita Krusciov, di cui avevano simpatia in quanto promotore della cosiddetta destalinizzazione alla fine degli anni cinquanta.

Dopo la maturità scientifica, si laurea in lettere e filosofia all'Università di Bari con una tesi su Pier Paolo Pasolini. Attivista LGBT e fervente cattolico, devoto della Madonna di Sovereto, patrona di Terlizzi, in gioventù è stato allievo di mons. Tonino Bello. Si è dichiarato omosessuale nel 1978. Negli anni ottanta è stato tra i promotori e fondatori dell'associazione Arcigay e della Lega italiana per la lotta contro l'AIDS (Lila). Impegnato in campo politico e sociale, nel 1972 si iscrive alla FGCI militando nella sezione del Partito Comunista Italiano di Terlizzi fino al 1984, quando si trasferisce a Roma. Il padre Francesco era anch'egli comunista e nel 1970 era stato eletto sindaco di Terlizzi. Al congresso di Napoli della FGCI che elegge Pietro Folena segretario generale nel 1985, Vendola alla fine del suo intervento congressuale come delegato di Reggio Emilia e dirigente Arcigay, raccoglie un applauso di due minuti. Poche settimane dopo viene quindi chiamato a far parte dell'esecutivo nazionale come responsabile centri per l'ambiente. In tale veste si schiera subito nel suo partito con i contrari all'uso di centrali nucleari. Il 27 aprile 1987 L'Espresso pubblica un'intervista di Gad Lerner con Jurij Sotzov, caporedattore di Komsomol'skaja Pravda, la rivista dei giovani del PCUS. In essa Lerner fece notare al suo interlocutore che nella FGCI vi era il gay militante Vendola e che quindi gli poteva toccare di doverlo ricevere ufficialmente. La risposta di Sotzov, dopo un lungo silenzio imbarazzato, fu: «sinceramente proverei solo della repulsione». Vendola ebbe la solidarietà immediata del suo partito, e l'Unità definì il giorno dopo «oscurantista e grossolana» la battuta del giornalista sovietico. Vendola per l'episodio proverà «fastidio e stupore», visto che due anni prima era già stato a Mosca in visita ufficiale senza alcun problema. Alle elezioni politiche del 1987 Vendola è candidato deputato alla Camera nelle liste del PCI del Lazio. È uno dei quattro omosessuali dichiarati appoggiati dall'Arcigay e dalla rivista Babilonia. Ottiene 10.764 preferenze e non viene eletto. L'anno dopo lascia la sua carica nella FGCI, diventando giornalista per il settimanale comunista Rinascita. Contrario alla svolta della Bolognina promossa da Achille Occhetto nel novembre 1989, al penultimo congresso del PCI del marzo 1990 Vendola è tra i 105 dirigenti eletti nel comitato centrale per la mozione Ingrao. Sciolto il PCI, Vendola aderisce al Movimento per la Rifondazione Comunista e qui lavora nella prima redazione di Liberazione, il settimanale del futuro Partito della Rifondazione Comunista nel quale Vendola sarà dirigente nazionale fino al 2009, quando guiderà la scissione del Movimento per la Sinistra. Nel 1992 è eletto alla Camera dei Deputati essendo il candidato del PRC più votato a Bari e Foggia. Da allora è rimasto alla Camera fino al 2005, quando si dimette per fare il Presidente della Regione Puglia. Nel 1993 dentro Rifondazione è vicino alle posizioni del segretario Sergio Garavini, antagonista di Armando Cossutta. Nel 1994 entra nella Commissione parlamentare Antimafia ed è eletto segretario. Nel marzo 1995 è tra i garaviniani che, in dissenso con quanto deciso dal partito, votano in Parlamento in favore della manovra economica del governo Dini insieme a PDS, Lega Nord e PPI. Giorni dopo sarà proprio Vendola a nome dei dissidenti a difendere quella scelta in Comitato Politico Nazionale sostenendo che «l'affossamento della manovra economica avrebbe aperto una voragine incolmabile nella storia democratica di questo Paese». Tuttavia due mesi dopo non parteciperà alla scissione del Movimento dei Comunisti Unitari, promossa dagli altri dissidenti. In tale occasione disse che «ogni atto di separazione è un grave errore» e che «tra PDS e PRC non credo possa nascere un'altra forza politica radicata e strutturata». Dal dicembre 1996 fino allo scioglimento è vicepresidente della Commissione Antimafia. Il suo impegno antimafia lo porterà più volte a essere oggetto di intimidazioni e a ricorrere alla scorta. Denunciò nel 1998 il cosiddetto verminaio Messina, che portò alle dimissioni del sottosegretario all'Interno Angelo Giorgianni. Negli anni del governo Prodi I, Vendola sarà tra i primi sostenitori del segretario del PRC Fausto Bertinotti contro il presidente Armando Cossutta, divenendone il suo braccio destro. Di contro in quei mesi Cossutta definirà Vendola un «rivoluzionario da salotto». Vendola sarà dunque uno dei deputati di Rifondazione Comunista che ritirerà la fiducia al governo Prodi I[senza fonte]. Negli anni successivi Vendola sarà sempre nell'area bertinottiana del suo partito sostenendone tutte le principali scelte identitarie. Alle elezioni europee del 2004 Vendola è candidato nel Mezzogiorno dove risulta essere il primo dei non eletti con 38.746 preferenze, in pratica il comunista più votato dopo Bertinotti. Questi infatti è stato eletto in tutte le circoscrizioni. La scelta del segretario del PRC del luogo in cui farsi eleggere è dunque decisiva. La segreteria del PRC opterà per eleggere Bertinotti in Italia centrale, ma questo suscita l'ira di Nunzio D'Erme, leader dei disobbedienti romani, il quale così non potrebbe essere eletto europarlamentare. Ne nasce una querelle. Bertinotti non comunicherà la sua scelta in tempo, per cui il Tribunale agirà d'ufficio per sorteggio: il segretario del PRC è eletto proprio in Italia meridionale e Vendola è costretto a ritirare le sue già annunciate dimissioni dalla Camera. Tre mesi dopo il PRC decide di proporre Vendola candidato unico del centrosinistra alla presidenza della regione Puglia.

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